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La quarta Moira

ottobre 16, 2015 4 commenti

moireai8A volte il problema non è partire, andarsene, ma lasciare in ordine la stanza in cui abbiamo vissuto. Un ultimo sguardo, prima di spegnere la luce,  per controllare se abbiamo dimenticato qualche oggetto fuori posto, per cercare qualcosa di incompiuto. Di solito troviamo sempre un motivo per soffermarci ancora un attimo.

Ecco che allora ci vorrebbe una quarta Moira, un’ulteriore vecchietta che non fosse indifferente come le altre tre alle sorti degli uomini. Dovrebbe strappare dalle mani di Atropo annoiata il filo della vita, toglierlo dalle lame delle sue forbici e permettere di sospendere per un attimo la sentenza. Per cosa, poi? Non certo per cambiare il destino, per imboccare un bivio che possa allontanare dalla meta. No. Semplicemente per finire quel che è rimasto in sospeso, sorrisi non regalati, parole non dette, gesti non compiuti. Basterebbe poco in fondo.

Per riavvolgere un po’ quel filo, senza pretese di salvare il mondo o di cambiarlo, ma solo per tornare indietro e sciogliere un privatissimo rimpianto. Magari per pronunciare quelle parole che qualcuno avrebbe voluto tanto sentire, per posare la tua maledettissima mano sulla spalla che la stava aspettando, colmando così il vuoto che l’assenza di quel gesto ha scavato nel tuo cuore per così tanto tempo.

Ci vorrebbe davvero questa quarta Moira pietosa che, come il compagno di viaggio di Giovanni in quel racconto di Buzzati, attendesse fuori, al freddo, il nostro piccolo addio; così misericordiosa da aspettare parecchi minuti fuori del cancello, in piedi, lui, signore del mondo, in mezzo alla polvere, come pezzente affamato.

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Disegnare il tempo

ottobre 27, 2012 16 commenti

Mi sono sempre chiesto come raffigurare il tempo.

Le tavole cronologiche piatte e monotone non mi sono mai piaciute e i calendari circolari dei Maya, con il tempo che ricomincia al termine di ogni ciclo, sono arrivati troppo tardi per potermi influenzare. Quindi ho sempre immaginato il tempo come una grande V con al vertice, in basso, l’anno zero da cui tutto parte e a cui tutto arriva, secondo le nostre convenzioni storiche. E’ uno schema che mi sono inventato al tempo delle elementari, quando dovevo ricordarmi di contare all’indietro gli anni prima dello zero, quelli sul ramo sinistro della mia V.

L’andamento è tutt’altro che regolare. Certo, ci sono tanti piccoli gradini, in questa scala, uno per ogni anno, e alcuni sono più alti degli altri perché ci sono anni che valgono come decenni. E ad ogni cambio di secolo c’è un pianerottolo.

Il vertice di destra la scala a V è, alla sua sommità, in costruzione perché quest’ultimo pezzo, che parte dalla mia nascita e arriva fino a questo preciso istante, è la mia vita. Ogni anno vi aggiungo un gradino e posso ripercorrerla verso l’alto o verso il basso per rivivere il passato come se fosse il presente, come se si trattasse di due mondi confinanti ma non separati, due bolle di sapone che nel loro volo si uniscono condividendo una porzione della loro delicatissima parete.

Forse è questo nuovo pensiero che mi spinge – oggi – verso la necessità di ripercorrere sentieri già battuti provandone di nuovo emozioni e profumi, di esplorare la sottile membrana che separa, ma al tempo stesso unisce, passato e presente.

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