Archivio

Posts Tagged ‘povertà’

Kilkelly, Ireland

aprile 14, 2014 8 commenti

Come moltissimi suoi connazionali John Hunt, verso la metà degli anni cinquanta dell’Ottocento, lasciò il villaggio natale di Kilkelly, nella contea irlandese di Mayo, per cercare una vita migliore nella lontana America e non tornare mai più a casa. Più di un secolo dopo Peter Jones, un suo discendente, ritrovò per caso la corrispondenza che il suo bisnonno aveva tenuto con la sua famiglia rimasta in Irlanda, in un mondo di fame e di miseria, di sofferenze e disperazione. Ne nacque una dolcissima ballata diventata presto popolarissima. Ancora oggi nel piccolo cimitero di Kilkelly è possibile ascoltarla suonata dalla chitarra di qualche turista di passaggio.

Potrei benissimo sostituire le immagini che scorrono sotto la musica con quelle che riempiono i cassetti di casa mia. Sono le stesse espressioni, disilluse o piene di speranza che dipingono i volti di chi, per miseria o per costrizione, lascia la propria casa per cercare un futuro oltre il mare, oltre i confini della speranza. Sono i volti ingialliti degli amici e parenti di mia madre che hanno lasciato per sempre il loro piccolo villaggio sull’Appennino per non tornarvi, in molti casi, mai più.

 

Testi e musica di Peter Jones, la versione è quella cantata da Robbie O’Donnel, la traduzione è mia.

Kilkelly, Irlanda, 1860. Mio amatissimo figlio John. Il tuo amico e maestro di scuola Pat McNamara è così gentile da scrivere per me queste parole. I tuoi fratelli sono andati tutti a cercare lavoro in Inghilterra, la casa è così vuota e triste. Purtroppo i raccolti di patate sono malati, un terzo o anche metà sono da buttare. E tua sorella Bridget e Patrick O’Donnel si sposeranno in giugno. Tua madre dice di non lavorare in ferrovia e di tornare a casa presto.

Kilkelly, Irlanda, 1870. Mio amatissimo figlio John. Un saluto alla tua sposa e ai tuoi quattro figli, possano crescere forti e in salute. Michael si è messo un po’ nei guai, penso che non imparerà mai. A causa dell’umidità, di torba neanche a parlarne e non abbiamo niente da bruciare. E Bridget è contenta che hai dato il suo nome alla bambina, anche se lei ne ha già sei. Dici che hai trovato lavoro ma non dici di che tipo, né quando tornerai a casa.

Kilkelly, Irlanda, 1880. Cari Michael e John, figli miei. Mi dispiace darvi la triste notizia che la vostra vecchia cara mamma ci ha lasciati. L’abbiamo seppellita giù alla chiesa a Kilkelly, i vostri fratelli e Bridget erano presenti. Non preoccupatevi, è morta alla svelta, ricordatela nelle vostre preghiere. E’ bello sentire che Michael sta per tornare, coi soldi può certamente comprare della terra. Perché il raccolto è stato scarso e la gente vende a qualsiasi prezzo.

Kilkelly, Irlanda, 1890. Mio amatissimo figlio John. Penso di essere vicino agli ottanta, e sono passati trent’anni da quando sei partito. Grazie ai soldi che mi hai mandato vivo ancora per conto mio. Michael si è costruito una bella casa e le figlie di Bridget sono cresciute. Grazie per aver mandato la foto della tua famiglia, dei tuoi ragazzi e ragazze. Dici che potresti anche venire a trovarci. Che gioia sarebbe rivederti!

Kilkelly, Irlanda, 1892. Mio caro fratello John, mi dispiace di non averti scritto prima per dirti che il babbo se n’è andato. Viveva con Bridget, lei dice che era allegro ed è stato bene fino alla fine. Avresti dovuto vederlo giocare con i nipotini di Pat McNamara, il tuo amico. Lo abbiamo seppellito accanto alla mamma, giù al cimitero di Kilkelly. Era un vecchio forte e orgoglioso, considerando quanto la sua vita è stata dura. E’ strano come continuava a parlare di te. Ha chiesto di te alla fine. Perché non pensi di venire a trovarci. Ci piacerebbe rivederti.

Annunci

La signora nella nebbia

dicembre 14, 2013 28 commenti

ladyNotte nebbia. Nessuno in giro. La figura bassa e tozza apre il cassonetto e rovista tra i sacchetti in cerca di qualcosa  che possa esserle utile.  Sente il rumore dei miei passi nel vicolo deserto, si ferma, si volta verso di me e dopo un attimo di esitazione alza il bavero del suo cappotto come per proteggersi dal mio sguardo. E scappa via.

Quella figura di essere umano avviluppato nella nebbia e nella disperazione si rivela essere una signora anziana, forse una vittima della crisi di cui tanto si parla e di cui si iniziano a vedere gli effetti più devastanti. Per un attimo la luce del lampione ha illuminato il suo viso avvolto in una pezzuola d’altri tempi. E’ un volto familiare, e questo fa ancora più male. L’ho incontrata molte volte in città; non conosco il suo nome, né dove abita, ma è un’abitante di questa comunità, una concittadina, una di noi, una persona che fino a poco tempo fa conduceva un’esistenza comune, come quella di tantissimi altri, ridotta adesso a frugare tra gli scarti altrui.

Porta con sé la sua storia. Nel corso della sua vita avrà provato gioia, dolore, amore, odio, compassione, indifferenza, proprio come tutti noi. Certamente porta dentro di sé il ricordo della sua infanzia, della giovinezza, dei suoi amori, delle sue delusioni. Nel suo cuore conserva – come dice il poeta – un baule pieno di sete colorate, sconosciute al mondo, che con la sua morte andranno perdute per sempre, così come i suoi ricordi. Sarebbe così bello se da qualche parte, in una immensa biblioteca nascosta, fossero conservate le tracce della vita degli uomini. Innumerevoli scaffali pieni di libri sulle cui pagine si sviluppa e prende forma la storia delle nostre vite, nell’istante stesso in cui vengono vissute, nella speranza che prima o poi qualcuno possa soffermarsi a leggerli. In questo preciso istante sul mio libro verrebbero scritte le righe che narrano l’incontro con questa donna, sul suo la disperazione di questo momento.

La signora è ormai scomparsa nella nebbia. Vorrei immaginarla sorridente, su una pista da ballo, tra le braccia di un tanguero triste, volteggiare nella serenità di un valzer lento. Senza alcuna traccia di disperazione.

 

“Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti.  Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link http://carbonaridellaparola.blogspot.it/