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Posts Tagged ‘lacrime’

Una semplice nota

ottobre 25, 2015 5 commenti

Le persone che ci hanno lasciato continuano a vivere in noi. Arricchiscono, assieme a chi rimane, l’armonia delle nostre vite, a volte anche solo con una singola nota che tuttavia da un senso compiuto alla melodia. Finché, a nostra volta,  non diventeremo una nota sulla tastiera di un altro pianoforte.

 

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Estate

agosto 16, 2014 5 commenti

despFinirà mai questa maledetta estate che si è portata via per sempre amici e conoscenti, e che altri ancora ha colpito con la sua messe di malattie e diagnosi infauste?

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La scoperta delle lacrime

marzo 17, 2012 11 commenti

Li vedo sfilare davanti a me. Firmano a fatica, spesso solo un segno faticoso e tremolante, lento e impegnativo. Hanno occhi stanchi nascosti in mezzo a corridoi di rughe, sculture disegnate da anni di lavoro e di vita.

Da piccolo pensavo che i vecchi non potessero soffrire. I bambini e le donne, loro sì, erano autorizzati a piangere come pure, seppur raramente, gli adulti. Ma i vecchi no. Loro mi sembravano come alberi pietrificati, alieni al dolore e alle emozioni. Mio nonno ad esempio era una roccia. Lo aspettavo ogni sera al tramonto, curvo e lento, un caparbio contadino che si ostinava a coltivare i fianchi della montagna. Ogni suo gesto tenero racchiudeva forza e durezza.
Poi, una sera d’estate, imparai quanto mi sbagliavo.

A tarda notte, in paese, tutti erano ancora svegli. Erano i tempi in cui si lasciavano aperte le porte delle case, in cui non ci si preoccupava se i bambini non tornavano per tutto il pomeriggio, liberi di scorrazzare per case e campi, certi che qualche mamma avrebbe preparato per tutti loro una fetta di pane e olio. Erano i tempi in cui in un paese dell’Appennino la morte era condivisa da tutti quanti. I più piccoli ciondolavano di sonno in braccio alle madri, gli uomini parlottavano sotto la finestra con la luce accesa. Noi, un po’ più grandicelli, provavamo l’eccitazione di sfidare la mezzanotte ancora fuori dal nostro letto. Tutti sapevano che dietro quelle persiane chiuse dalle quali filtrava la luce gialla di una lampadina Letizia stava morendo. Tutti sapevano che il vecchio Masino, suo compagno di una vita, le stava tenendo la mano, quasi a non voler lasciarla andare.

Verso le due la finestra si aprì. Calò un silenzio quasi di sollievo; dopo tutto salutava la fine di un dolore. Il vecchio uscì. Tutti lo abbracciarono e lui, confuso, ricambiava più volte. Lo feci anch’io, forse per sembrare più grande dei miei pochi anni. Fu allora che vidi che lungo il suo viso scorrevano lacrime. Copiose come piccoli ruscelli si incanalavano lungo i solchi delle sue rughe, nette e profonde come corsi d’acqua scolpiti da millenni di lavoro, acqua e vento; i suoi occhi azzurri erano umidi come non avrei mai pensato possibile.

E’ da quella sera, ne sono certo, che di fronte alle lacrime sono totalmente indifeso.

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