Archivio

Posts Tagged ‘giappone’

Le gru ritornano al nido

novembre 2, 2015 1 commento

gobansm8L’onda d’urto dell’esplosione mandò i vetri in frantumi, fece volare le pareti di carta e di legno. A cinque chilometri di distanza la città di Hiroshima non esisteva più. Era il 6 agosto 1945. Hashimoto Utaro (1907 – 1994) e Iwamoto Kaoru (1902 – 1999), maestri di Go, pensando ad un normale bombardamento si tolsero la polvere di dosso, risistemarono le pietre bianche e nere sul tavolo da gioco e continuarono la loro partita, iniziata due giorni prima in quella casa alla periferia di Hiroshima.

Quella partita è conosciuta in Giappone come la Partita della bomba. Pensando ad un bombardamento più intenso del solito i due giocatori riposizionarono le pietre e continuarono la loro partita. Solo il giorno dopo ebbero notizia di ciò che era successo a pochi chilometri da loro. La disposizione delle pietre sul goban al momento dell’esplosione fu riprodotta in una fotografia che venne esposta, insieme ad altri oggetti, al Imperial War Museum di Londra nel 2005.

Nonostante la semplicità delle regole il Go è un gioco tutt’altro che facile o banale nel quale la fortuna non ha alcun peso. La terminologia è tutta giapponese, anche se il gioco ha antichissime origini cinesi ed è praticato anche in molte parti dell’Asia, e le fasi hanno spesso nomi poetici, come l’ultima, quella finale in cui si chiude la partita, che ha il languido nome di Le gru tornano al nido.

Annunci
Categorie:déja vu, going places Tag:,

Jizo

giugno 3, 2012 7 commenti

Impossibile non vederli. A volte si incontrano agli angoli delle strade di campagna, più spesso all’interno dei recinti sacri dei templi buddhisti e nei cimiteri. L’intero Giappone ne è cosparso.

Sono piccole statuette di pietra raffiguranti una figura, in piedi, dalle fattezze simili a quelle di un bambino. Si chiamano Jizo e, nel Giappone moderno, sono considerati i benevoli protettori dei bambini sofferenti, di quelli che sono morti e di quelli che ancora devono vedere la luce. Gli ideogrammi che compongono il loro nome significano terra (ji)grembo (zo), ma quest’ultimo ideogramma può avere anche il significato di tesoro, quindi il loro nome può essere tradotto come grembo della terra oppure tesoro della terra.

Il loro culto è stato introdotto in Giappone dalla Cina durante il periodo Nara (710 – 794 d.C.) dalle sette zen Tendai e Shingon. Inizialmente questa divinità aveva il compito di intervenire in purgatorio (o qualcosa di simile) per proteggere i bambini morti prematuramente e confinati in quel luogo di sofferenza a scontare la pena per aver fatto soffrire i loro genitori. Con il tempo il loro ruolo è cambiato ed ha assunto caratteristiche tipiche anche di alcuni kami shintoisti. Ai nostri giorni sono considerati protettori e amici dei bambini, delle donne incinte e dei pompieri e vengono raffigurati un po’ ovunque, persino nei fumetti e nei cartoni animati.

Sono un tocco di tenerezza inaspettato in un Giappone che spesso non riusciamo a capire, ormai schiavo della più spinta modernità ma ancora tenacemente aggrappato alle proprie tradizioni millenarie. I jizo sono spesso rivestiti di piccoli indumenti, cappellini, pupazzi di peluche che i genitori hanno posto loro accanto per i loro piccoli perduti.

Quelle distese di statuette sorridenti e colorate sono testimoni di una tenerezza infinita e privatissima, raramente esternata nella rigida società giapponese, ma che nei recinti sacri dei templi zen, nella pace dei giardini di muschio e di pietra, trova il suo ambiente più adatto. Come compagnia, solo il rumore del vento fra i foglietti bianchi di preghiera annodati ai rami degli alberi.

Categorie:déja vu Tag:, ,