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Il sergente nella neve

“Il nemico” è una parola che non uso. Nel Sergente nella neve la parola “nemico” non c’è: parlo di “russi”, dico “loro” ma “nemico” mai. Per me quelli non erano nemici: quando ero in Grecia o sul fronte francese o in Russia non li consideravo nemici. Il nemico bisogna conoscerlo, bisogna sapere cosa ti ha fatto. Il nemico è uno che ti ha offeso o uno che ti ha fatto del male. Ma loro non mi avevano fatto niente, non mi avevano offeso e allora la parola nemico nei miei libri non c’è.
Mario Rigoni Stern (1921-2008), da una intervista, 2005

A volte, i libri, dovrebbero essere letti più volte. O almeno letti con un’attenzione sufficiente per capire che la loro ricchezza, oltre che nelle parole stampate, risiede anche nelle assenze, in quei termini che diamo per scontati ma che invece, miracolosamente, scopriamo essere assenti.

Di Mario Rigoni Stern è stato scritto molto in occasione della sua morte, anni fa, ma mi ha colpito soprattutto questo brano, riportato da alcune fonti, tratto da una vecchia intervista. Non mi ero accorto di questa particolarità leggendo, tanti anni fa, Il Sergente nella Neve. Lo noto adesso, colpevolmente, perché da questa parolina che manca dovrebbe essere ben chiaro lo spessore dell’uomo.

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  1. ottobre 20, 2017 alle 10:52 pm

    L’elemento più tremendo di tutte le guerre è proprio questo: dover considerare nemica una persona per il solo fatto di indossare una diversa divisa. Lo cantava bene De Andrè nella sua “Guerra di Piero”, così come il suo Piero erastato ucciso per paura, perchè il ragazzo che aveva incontrato, con una diversa divisa, non gli aveva usato “la stessa premura”.
    Eì giusto cià che dice Rigoni Stern.
    In quanto a rileggere i libri, io lo faccio spesso. Preferisco leggere tre volte un libro che mi piace, piuttosto che leggere una volta un libro che non mi dice nulla.

    • ottobre 27, 2017 alle 11:23 am

      Kat,
      i libri preferiti riposano su scaffali ‘a parte’. Sono come una sorta di pronto soccorso letterario a cui mettere mano in caso di necessità. Rileggere un libro a distanza di anni è comunque quasi sempre interessante: il libro non cambia, noi sì.

      Un saluto.

  2. novembre 28, 2017 alle 7:36 pm

    Io lo dovrò leggere, visto che non lo mai fatto (mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa!)ma questo brano mi ha colpito molto. Nel mio piccolo, anche io preferisco non avere nemici. Quando qualcuno “mi fa del male”, semplicemente mi allontano…

    • novembre 29, 2017 alle 12:15 pm

      Ammiro moltissimo chi riesce a pensare come l’autore di questo libro. Forse è così che dovremmo fare tutti quanti, ma è anche vero che è esercizio terribilmente difficile. Non me la sento di biasimare chi non ci riesce.

  3. maggio 13, 2018 alle 11:16 am

    Purtroppo non siamo troppo abituati a notare le mancanze… eppure queste fanno riflettere molto più di ciò che è invece presente.

    Buona domenica.

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