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Le arpe di Merlin

arpaTu giungerai alla grandezza, e può darsi che un giorno ti senta solo nella tua grandezza, senza amici in nessun luogo, ma solo fra coloro che ti rispettano, o ti temono o ti tengono in sacro terrore. Io ti compiango, ragazzo dai limpidi occhi dritti che guardano lontano, colmi di desiderio. Ti compiango e…Madre Celeste, come t’invidio.
La Santa Rossa, John Steinbeck, 1929

E’ sempre interessante rileggere a distanza di anni libri che sono stati, per noi, importanti.

Mi è successo con La Santa Rossa di John Steinbeck. Lo avevo letto tanti anni fa, da ragazzino. E’ la storia, molto romanzata, del bucaniere Henry Morgan. Inizia con il crescente desiderio di un Morgan adolescente di lasciare le valli del Galles, dove è nato, per rincorrere il richiamo dell’avventura, dell’oceano, del nuovo mondo. A nulla varrà l’opposizione della madre e la disperata tristezza del padre di fronte alla sua decisione. E’ un padre che comprende benissimo l’inquietudine del figlio perché anche lui la conosce, anche lui sognava le stesse avventure. E neanche il tentativo di farlo tornare alla ragione facendogli incontrare il vecchio veggente Merlin, che vive in una casa sui monti in compagnia delle sue arpe celtiche, riuscirà a distogliere il ragazzo dai suoi propositi. Merlin gli predirrà una vita di avventure e ricchezze, di conquista e violenza, ma anche profonda solitudine ed eterna inquietudine. Il giovane Henry lascerà la sua casa di notte, senza aver trovato il coraggio di salutare la ragazza che ama e questo diverrà il grande rimpianto della sua vita.

A quindici anni ci si riconosce nelle ragioni del protagonista, nella sua voglia di avventure, nei suoi sogni, perfino nel tormento, nella paura di esprimere i propri sentimenti all’amata Elizabeth. Trent’anni più tardi, rileggendo, si è invece più consapevoli delle angosce del padre, si comprende la sua speranza che il figlio rimanga vicino, al sicuro dai cannoni nemici e dalle malattie della giungla. Ma il padre conosce bene quel che suo figlio sta provando perché ci è già passato, perché i sogni del ragazzo sono stati i suoi sogni. Per paura lui ci ha rinunciato, il giovane Henry invece va loro incontro.

Tutti hanno fantasticato di una vita oltre l’orizzonte, tutti hanno ascoltato e trascurato i timori di chi li amava, nessuno ha dato ascolto al Merlin di turno. Così come più tardi molti si sono ritrovati a ruoli invertiti, ad indossare i panni del vecchio druido o di genitori ansiosi di fronte a desideri già conosciuti, a sogni già sognati.

Il libro è lo stesso, è il lettore che cambia. prima figlio poi padre. E la ruota continua a girare, mentre le arpe di Merlin restano inascoltate.

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Categorie:biblioteca Tag:, ,
  1. giugno 13, 2016 alle 10:38 pm

    Eh, sai quante volte lo diciamo al figliolo: “Capirai quando sarai padre!” E anche noi capiamo solo adesso le preoccupazioni dei nostri genitori, perchè lo siamo diventati a nostra volta. “Se il vecchio potesse e il giovane sapesse!” recita un vecchio proverbio. In ogni caso, credo che la vita si prenda sempre un po’ di pegno, sia che si inseguano i sogni, sia che non si abbia il coraggio di farlo. Rimpianto per chi si è lasciato a casa e non ci ha seguiti, e rimpianto per non aver nemmeno provato a realizzare i nostri sogni.
    Di una cosa sono certa: per noi genitori il desiderio più grande è quello di vedere i nostri figli felici, con qualsiasi scelta essi compiano nella vita.

    • giugno 16, 2016 alle 6:04 pm

      Kat,
      la ruota gira. Si crede di sapere tutto, poi si cresce, si matura e si comprende alla fine che forse non sapevamo niente. Ci passiamo tutti e, in fondo, è così che deve andare.
      Che i nostri figli possano incontrare i loro sogni è quello che ogni genitori augura loro. E se nel raggiungerli incontreranno un po’ di difficoltà è anche meglio, li apprezzeranno di più. 🙂

      • giugno 19, 2016 alle 9:38 pm

        … ma li apprezzeranno anche loro quando non più giovani “si volgeranno indietro” 🙂

      • giugno 20, 2016 alle 12:45 pm

        Francesca,
        beh, speriamo…

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