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Oltre il confine degli occhi

old-man-eyePer questo i morti scompaiono molto lentamente, e spesso la sera continuano a passeggiare per le vie e le case, anche se non hanno più voglia di lavorare né di fare conversazione. Al massimo portano in braccio i bambini che nasceranno, i più curiosi, che talvolta si sporgono a vedere cosa sarà di loro.
I fannulloni, Marco Lodoli, 1990

Il corpo disteso sulla lettiga dell’ambulanza è magro come un alberello in inverno. La vita si sta ritirando nel profondo, come la linfa abbandona i rami secchi lasciandosi dietro solo le macerie di un corpo alla fine dei suoi giorni. Sussulta solo grazie agli scossoni del mezzo, i pugni stretti, le braccia riunite sul petto, fin sotto la gola. Gli parlo, lo tocco, ma non ottengo alcuna risposta. Uno schermo invisibile è sceso da tempo tra lui e la realtà.

L’unica parte viva sono gli occhi. Immobili, tranquilli, sembrano fissare il soffitto dell’ambulanza ma lo sguardo va ben oltre, varca i confini di un mondo al quale noi non abbiamo accesso. Non ancora. E’ lo sguardo mite, forse rassegnato, di chi sta attraversando la parete tra la vita e la morte e intravede, al di là di essa, un mondo altro. Da ciò che sta lasciando sembra aver preso le distanze, ormai, senza giudizi, senza dolore. Tra poco prenderà in braccio un bambino non ancora nato e gli darà le prime istruzioni sul mondo, come immagina Marco Lodoli nel suo bellisimo I Fannulloni sia il compito dei vecchi appena lasciato questo mondo.

Nasce sempre, ossessiva, la stessa domanda. Cosa si nasconde dietro quegli occhi? Quali ricordi di gioie, dolori, di amici, figli, amanti? Quanto male o quanto bene hanno visto quegli occhi e di quali speranze e delusioni sono stati testimoni; quali panorami andranno perduti per sempre quando si chiuderanno definitivamente?Continuo a sognare che in qualche recesso del tempo un amanuense paziente scriva all’infinito la storia degli uomini, di ogni singolo, irripetibile uomo. Affinché nulla vada davvero perduto.

Categorie:biblioteca, dodo Tag:,
  1. ottobre 12, 2015 alle 8:27 PM

    “Continuo a sognare che in qualche recesso del tempo un amanuense paziente scriva all’infinito la storia degli uomini, di ogni singolo, irripetibile uomo. Affinché nulla vada davvero perduto.”
    Un bellissimo sogno che mi permetto di fare anche mio. Perché chi è stato ferito dalla Nera Signora nei suoi affetti più cari e non riesce a darsi pace, ad accettare la ferita, in questo sogno riesce, almeno a “disegnare” l’amore per chi non c’è più.
    Una bellissima e toccante pagine, Dodo. Una delle tue bellissime pagine.

    • ottobre 20, 2015 alle 8:50 am

      E’ un mio pensiero ricorrente, questo. Il buon vecchio Furio si divertiva un mondo a punzecchiarmi su questo.

  2. ottobre 16, 2015 alle 11:32 PM

    Io, spesso, guardo il cielo e cerco di vedere gli occhi di mio padre. Mi piacerebbe pensare che sia lì a guardarmi, ad essere orgoglioso di me, a proteggermi, come aveva sempre fatto in vita. Tanti avvenimenti hanno visto quegli occhi. Mio padre era la memoria storica della nostra famiglia e ancora adesso vorrei porgli delle domande, vorrei dargli risposte che non ero stata in grado di dargli, vorrei sentire i suoi racconti di vita. Lo sogno spesso però. E anche mia madre. Mi restano quelli e, quando mi sveglio, sorrido, perchè sono riuscita a restare ancora un poco con i miei genitori e li ho rivisti. Che meraviglia i sogni!
    Un abbraccio!

    • ottobre 20, 2015 alle 8:52 am

      Kat,
      si continua a vivere finché il ricordo di noi sopravvive in qualcuno. Forse è semplicemente un inconscio tentativo di trattenere ancora un po’ con noi chi amiamo. Chissà.

  3. ottobre 20, 2015 alle 10:25 PM

    Nessuno muore mai veramente finchè vive nel ricordo di chi lo ama.
    I miei genitori vivranno per sempre in me, finchè avrò memoria per ricordarli.E lo stesso succederà a te, perchè noi siamo persone che amiamo e abbiamo amato, e il nostro cuore è ancora legato ai nostri cari, anche se fisicamente non ci sono più.

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