Home > appenninica, déja vu, dodo > Luci della sera

Luci della sera

sunset9ln

Tu sais… quand on est tellement triste on aime les couchers du soleil.
Antoine de Saint-Exupery, Il piccolo principe

Il ricordo più remoto che conservo della mia infanzia è probabilmente quello del contatto col corpo magro di mia nonna che mi teneva in braccio. Mi portava, verso sera, ad una curva della strada, appena fuori dal paese, dalla quale si dominava la vallata stretta e profonda; mi conduceva al limite del sentiero dal quale, ogni sera, sbucava mio nonno al ritorno dalla lunga giornata di lavoro nei campi terrazzati sul fianco della montagna.

A volte le attese erano lunghe e allora mia nonna mi raccontava il tramonto.

Forse anch’io – come le oche di Konrad Lorenz – ho ricevuto una sorta di imprinting seguendo il lento affondare del sole dietro i fianchi delle montagne che, lontanissime, chiudevano la valle, mentre mia nonna mi sussurrava che il sole andava a tuffarsi in un mare troppo lontano per essere visto da lì. Forse è da quelle sere passate con lei che è nato il fascino per quello spettacolo di luce mutevole che infiamma il cielo al crepuscolo.

Anni più tardi, ancora bambino, avrei costretto mio padre a lunghe attese davanti alle pareti del Rosengarten (non ce la faccio a chiamarlo Catinaccio, è più forte di me) avvampate dall’enrosadira dolomitica, per assistere alla fioritura delle rose traditrici maledette da Re Laurino. E da adulto sarei stato sveglio nelle notti estive finlandesi ad ammirare dal balcone tramonti rossi e lunghissimi che confinavano con albe infinite. E a volte mi sarei fermato, come faccio tuttora, lungo la strada, da solo, ad aspettare il ricongiungersi del sole con la notte.

Forse è per questo che mi commuove il pensiero dei quarantatré tramonti del Piccolo Principe e certe descrizioni del cielo che non riesco ad evitare di sottolineare quando le incontro sui libri. Ma a differenza del piccolo principe i tramonti non mi rattristano. Mai. Mi riportano all’infanzia, alla meraviglia di quei primi passi in un mondo nuovo.

Se mia nonna sapesse che il ricordo che ho di lei è ormai vago e lontanissimo certamente ne sarebbe rattristata. Ma sarebbe la tristezza di un attimo. Poi sorriderebbe, consapevole di avermi regalato un miracolo che si ripete ogni sera.

  1. agosto 28, 2014 alle 3:51 PM

    OK, ricominciamo. Continuo con il déja-vu, un post pubblicato altrove in un’altra era. Ma le cose non sono cambiate quindi è ancora valido.
    Mi chiedo spesso quali sono i ricordi più lontani ai quali possiamo risalire (o ci illudiamo di poter risalire). Questi sono i miei. E i vostri?

  2. Francesca
    agosto 28, 2014 alle 6:06 PM

    Avevo due anni, lo so con certezza perché dopo poche settimane da questo ricordo mio nonno morì. Ricordo la scena a fotogrammi: io che gioco davanti al piccolo spazio davanti casa di mia nonna materna, ad un certo punto riconosco un rumore di zoccoli e mi precipito giù per la scalinata (scalini ampi di pietra che non esistono più) alla base della quale ci sta mio nonno e il suo mulo Martino e mio nonno che mi stringe tra le braccia e mi da dell’uva nera (da noi si vendemmiava tra settembre e ottobre e io son nata in novembre) Poi non so che fine faccia l’uva perché il fotogramma seguente mi vede a cavalcioni su Martino il mulo docile e paziente e lo cingo con le mie esili braccia sul collo e mio nonno che mi fa fare una piccola passeggiata fino alla stalla, dove poi avrebbe rigovernato Martino, anche se quest’ultima scena non me la ricordo.
    Ancora oggi, quando, sempre più raramente, sento rumor di zoccoli, che siano cavalli o muli mi torna in mente la scena. Ed ancor oggi prediligo l’uva nera, l’uva fragola.
    Il ricordo successivo a questo è intriso di dolore: io ero una piccola peste, e durante l’inseguimento di una mia zia (che aveva poco più della mai età) caddi e mi ruppi il labbro superiore (ho una piccola cicatrice a ricordarmelo) … ma dal medico che mi cuciva il labbro ( e che poi sarebbe diventato il mio medico di famiglia) riuscii anche a mangiare un confetto: era forse al suo primo gg di lavoro dopo la laurea! 🙂

  3. agosto 29, 2014 alle 11:04 am

    come assume continuità il vivere, quando rimangono questi ricordi che collegano il vivere di noi umani con il vivere di quello che un tempo chiamavamo CREATO!

  4. settembre 19, 2014 alle 2:20 PM

    Ho un ricordo sfocatissimo della notizia dell’omicidio di kennedy, che doveva aver sconvolto i miei genitori. Non so se sia vero o sia un fake; in ogni caso ero piccolissima.

  5. ottobre 4, 2014 alle 11:20 PM

    Ah! Tra i miei ricordi più belli c’è il tiro a segno, un poligono di tiro demaniale che aveva per custodi i miei nonni materni. Lì sono nata io, sono nate mia madre e le sue sorelle, i loro figli miei cugini. Dietro al poligono c’erano delle collinette che servivano a fermare le pallottole, c’erano le trincee dove un uomo alzava con la carrucola i bersagli,c’erano campi di trifoglio e di grano. La domenica ci si ritrovava con la famiglia riunita intorno alla tavola della nonna, bravissima cuoca, c’erano i giochi, i balli, il senso di appartenenza e di protezione dati dalla famiglia patriarcale…Avevo solo quattro o cinque anni, ma non dimenticherò mai quelle sensazioni!

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: