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La signora nella nebbia

ladyNotte nebbia. Nessuno in giro. La figura bassa e tozza apre il cassonetto e rovista tra i sacchetti in cerca di qualcosa  che possa esserle utile.  Sente il rumore dei miei passi nel vicolo deserto, si ferma, si volta verso di me e dopo un attimo di esitazione alza il bavero del suo cappotto come per proteggersi dal mio sguardo. E scappa via.

Quella figura di essere umano avviluppato nella nebbia e nella disperazione si rivela essere una signora anziana, forse una vittima della crisi di cui tanto si parla e di cui si iniziano a vedere gli effetti più devastanti. Per un attimo la luce del lampione ha illuminato il suo viso avvolto in una pezzuola d’altri tempi. E’ un volto familiare, e questo fa ancora più male. L’ho incontrata molte volte in città; non conosco il suo nome, né dove abita, ma è un’abitante di questa comunità, una concittadina, una di noi, una persona che fino a poco tempo fa conduceva un’esistenza comune, come quella di tantissimi altri, ridotta adesso a frugare tra gli scarti altrui.

Porta con sé la sua storia. Nel corso della sua vita avrà provato gioia, dolore, amore, odio, compassione, indifferenza, proprio come tutti noi. Certamente porta dentro di sé il ricordo della sua infanzia, della giovinezza, dei suoi amori, delle sue delusioni. Nel suo cuore conserva – come dice il poeta – un baule pieno di sete colorate, sconosciute al mondo, che con la sua morte andranno perdute per sempre, così come i suoi ricordi. Sarebbe così bello se da qualche parte, in una immensa biblioteca nascosta, fossero conservate le tracce della vita degli uomini. Innumerevoli scaffali pieni di libri sulle cui pagine si sviluppa e prende forma la storia delle nostre vite, nell’istante stesso in cui vengono vissute, nella speranza che prima o poi qualcuno possa soffermarsi a leggerli. In questo preciso istante sul mio libro verrebbero scritte le righe che narrano l’incontro con questa donna, sul suo la disperazione di questo momento.

La signora è ormai scomparsa nella nebbia. Vorrei immaginarla sorridente, su una pista da ballo, tra le braccia di un tanguero triste, volteggiare nella serenità di un valzer lento. Senza alcuna traccia di disperazione.

 

“Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti.  Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link http://carbonaridellaparola.blogspot.it/ 

  1. dicembre 14, 2013 alle 7:12 pm

    Pant, pant,… ho fatto prima a riscriverlo da capo. Ma guarda cosa mi tocca fare per non lasciar passare la mezzanotte!!!
    Spero di non aver fatto troppi errori.

  2. dicembre 14, 2013 alle 8:04 pm

    è storia di un paio di settimane fa a Bologna dai miei figli, l’anziana signora del secondo piano in una via fuori Andrea Costa, selezionava nel bidone dell’umido quanto delle verdure e altro fosse ancora commestibile. E non per il gatto o per il vaso dei fiori. Deviai il percorso per non creare imbarazzo a me, non a LEI:

    • dicembre 15, 2013 alle 8:50 pm

      Benito,
      sta diventando un’abitudine, purtroppo. Per tre giorni di fila ho visto persone frugare nei cassonetti. Il fenomeno è in aumento.

  3. dicembre 14, 2013 alle 8:26 pm

    E’ un qualcosa di molto attuale quello che descrivi, di attuale e di consueto, ahimè.
    Succede dappertutto… e comunica una tristezza che ghermisce l’anima.
    La chiusa, di una dolcezza straordinaria, regala un sogno, forse il sogno dell’uomo come genere umano: quello di riuscire ad essere ricordato in una qualche maniera. Sarebbe bellissimo se fosse possibile ….

    Bravo Dodo, ce l’hai fatta ….però…. però visto che hai pubblicato nessun principe verrà a misurarti la scarpetta di cristallo 🙂

    • dicembre 15, 2013 alle 8:52 pm

      Francesca,
      è doppiamente triste perchè siamo (stati) abituati a immaginare il domani sempre e comunque migliore dell’oggi. Adesso tutto è cambiato, specie per le persone indifese di fronte a tutto questo.
      Per il principe pazienza, ne farò volentieri a meno. 🙂

  4. dicembre 14, 2013 alle 9:13 pm

    le hai dato Dodo il tuo sguardo ti sei fermato nella sua vita. l’hai seguita l’hai presa per mano le hai augurato una giornata bella .hai sguardo lungo tu e la scrittura lo prende e lo trascrive sulla pagina per non dimenticare per viverci insieme . come si può.come ognuno può-non è facile sai avere questo sguardo..spesso anche le azioni di aiuto sul campo non hanno questo sguardo.
    ecco a me “antagonista” della vita delle persone e delle cose questo scritto dice che forse si può sperare ancora . è un primo passo.

    • dicembre 15, 2013 alle 8:58 pm

      Nheit,
      invece ho fatto ben poco, l’ho solo descritta. Augurarle un futuro migliore, un po’ di serenità è tutto ciò che ho fatto. Si può fare d più? Credo di sì se pensiamo che ognuno di noi è responsabile, nel suo piccolo, per come gira il mondo. Non mi trovo d’accordo con chi addossa a tutto e a tutti le colpe delle ingiustizie della terra, ma penso davvero che ogni persona abbia un pezzettino di potere per far sì che il mondo ‘funzioni’ un pochino meglio. ‘Ogni sentinella è responsabile di tutto l’impero’ e ‘Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo’ sono frasi a cui assegno una valenza fondamentale.
      Che significa ‘antagonista della vita delle persone e delle cose’?

  5. dicembre 15, 2013 alle 12:15 am

    L’immensa biblioteca nascosta che conserva le tracce di vita degli uomini è un pensiero straordinario| Quel passaggio mi ha davvero lasciato senza fiato. Per il resto mostri sempre una sensibilità sociale molto spiccata e come avrai capito questo a me piace moltissimo.

    • dicembre 15, 2013 alle 9:01 pm

      Daniele,
      l’idea non è del tutto mia. In un vecchio racconto di fantascienza degli anni sessanta si parla di una caverna sulle cui pareti venivano scritte le storie di tutte le civiltà. Trovo possa essere più interessante la possibiltà di raccontare le vite di tutti.
      Ti ringrazio.

  6. dicembre 15, 2013 alle 9:11 am

    Da te,al contrario del mio blog che non so usare..pero’,si commenta facilmente,oltretutto il commento per questo tuo testo è istintivo e necessario nel senso che senti il bisogno di scriverlo e farlo uscire dalla testa non per liberarsene ma inciderlo,come scrivi tu,in questa biblioteca della memoria dove verrebbe ad essere impressa la traccia di quelli che non vengono notati da quanti hanno fretta di vivere.Anche a me non sfuggono questi esseri umani,fin da piccola il mio sguardo li scovava,nella mia memoria ci sono tutti,ora anche la tua signora avvolta dalla nebbia.C’è chi sa crivere senza sollevare pietismi ma solo indignazione unita all dolcezza,questo sei tu,Dodo.

    • dicembre 15, 2013 alle 9:06 pm

      Ida,
      il senso dei blog sta nei commenti,nelle possibilità di discussione e confronto, anche tra idee opposte. Dal dialogo si impara sempre qualcosa.
      Non so nemmeno, in realtà, se si tratta davvero di fretta di vivere. Forse è solo un sistema di difesa di fronte alla caduta delle nostre illusioni, allo sgretolamento delle nostre certezze che ci nutrivano del dogma che ogni anno fosse migliore del precedente, che i figli avrebbero vissuto una vita migliore dei genitori. Sappiamo, ma lo abbiamo capito solo adesso, che può non essere così.
      Un caro saluto.

  7. dicembre 15, 2013 alle 9:42 am

    Un proverbio africano dice che quando muore un duomo brucia una biblioteca. Non oso immaginare la biblioteca di Madiba. Ottimo storia piena di spunti riflessivi dei giorni nostri e della caducità delle cose. Ci arrabattiamo a rincorrere lucciole e non ci a vediamo che chi ci sta a fianco soffre. Saludos

    • dicembre 15, 2013 alle 9:45 am

      Quando muore un uomo … dannato correttore automatico 🙂

    • dicembre 15, 2013 alle 9:12 pm

      Bardaneri,
      grazie per la citazione del proverbio, estremamente vero.
      Della serie ‘diamo a Cesare quel che è di Cesare’ il proverbio è citato, seppur non come tale ma nel suo senso generale, in ‘Terre des Hommes’ di Saint-Exupery, assiduo frequentatore dell’Africa sahariana. E’ riferito agli schiavi dei mauritani, lasciati morire tra l’indifferenza generale nelle strade dei villaggi. L’immagine è forte ma efficace.
      La sofferenza altrui ci intimorisce, ci paralizza. Spesso preferiamo non guardare, ma a volte è impossibile farlo.

  8. dicembre 15, 2013 alle 12:53 pm

    E’ una scena che si ripete in ogni città e riflette l’estrema povertà del nostro tempo. Credo che nei libri ci siano le storie di tutti, nessuna vita viene dimenticata.
    Al3ph

    • dicembre 15, 2013 alle 9:14 pm

      Al3ph,
      nei libri ci sono le esperienze di tutti, è vero. Ma le singole vite vengono dimenticate,assorbite, riassunte, assieme ai nomi e ai volti. Diventano esperienze del genere umano, non più storie dei singoli.
      Ciao.

  9. dicembre 15, 2013 alle 1:43 pm

    Le biblioteche di cui dici sono la nostra memoria, quella che ci consente di innestare momenti nei momenti.
    Peccato che un giorno tutto ciò sia destinato a sparire. Magari meglio così, chissà.
    Triste racconto, cioè tristemente attuale.
    Triste nella sua piccola perfezione.
    Ciao Dodo.

    • dicembre 15, 2013 alle 9:16 pm

      Nico,
      meglio così? Forse… verremo dimenticati comunque, risucchiati – come dice al3ph qui sopra, in una storia più vasta.
      Grazie per la visita.

      • dicembre 17, 2013 alle 11:05 pm

        Non so, non ho certezze al riguardo, nè particolari speranze.
        penso che di sicuro vivremo nella memoria di chi ci ha voluto bene.

  10. dicembre 15, 2013 alle 6:03 pm

    Questa è una piccola sezione della sterminata biblioteca del Web…sopravviveranno a noi tutti questi bytes …. e pur nella loro fredda essenza elettronica perpetueranno il calore delle emozioni umane…
    La capacità della blogosfera è senz’altro quella di permettere a noi che le viviamo di rendere “bibliotecabili” le nostre sensazione, le nostre percezioni di un divenire frenetico e senza rewind…..
    Un giorno forse, quando il genere umano non esisterà più, resteranno questi intrecci subnucleari a testimoniare che gli uomini sapevano amare, gioire, ma anche soffrire per le proprie ed altrui miserie….

    e chi leggerà i tuoi scritti saprà che fra gli umani c’era anche chi le sentiva al punto da poterle descrivere facendo fremere distanti nello spazio e nel tempo molti altri cuori

    Ciao Dodo.

    magia sempre quaggiù (e come già dissi un tempo, sempre il fuoco acceso da te…e da Colfavoredellenebbie….)

    GB

    • dicembre 15, 2013 alle 9:20 pm

      GB,
      Niente nè più provvisorio e fragile del web, splinder lo dimostra. Milioni di pensieri perduti. Chissà cosa resterà di tutto questo a lungo termine, quali pensieri riusciranno a sopravvivere, legati come sono alle mode del momento? Alla fine, forse, torneremo a stampare parole ed immagini su carta proprio per salvarle dal passaggio delle mode.

      è sempre un grandissimo piacere rileggerti per cui ti ringrazio del tuo passaggio qui.

      • dicembre 15, 2013 alle 10:10 pm

        Sai Dodo, non mi riferivo a splinder o al web in senso ristretto. Parlavo proprio di presenze virtuali che hanno consistenza ben più tangibile e reale di qualsiasi pensiero, emozione, o sensazione. Sono mutamenti di stato dell’energia o della materia, pur sempre rintracciabili per chi volesse trovar traccia un dì, di quel che fu la razza umana….sono certo che il genere umano pur insignificante se parlavo.sto all’universo, non sarà mai solo una fluttuazione dell’entropia…anche se unificheremo le forze fondamentali, noi uomini siamo generatori di amore,.pietà, solidarietà. Ce me dovremmo ricordare e riprendere possesso. Non c’è altra via per invertire il declino…

        Alla prossima amico mio gentile.

        Gb

  11. dicembre 16, 2013 alle 10:38 pm

    Resto sempre ammirata dalla sensibilità e delicatezza dei tuoi racconti. Chissà, forse wordpress resisterà più a lungo di splinder, forse potrai salvare le tue storie su altre piattaforme, in qualche modo questi tuoi momenti di vita continueranno ad essere letti, ricordati e raccontati, proprio come in quel libro che vorresti esistesse, pieno di tracce di vita.
    Grazie di esistere, Dodo!

    • dicembre 19, 2013 alle 9:19 am

      Kat,
      finirà anche questa piattaforma, così come è finito splinder. Sulla loro durata non ci conterei troppo. Le tracce scompariranno, come è normale che sia. Il peccato è che scompaia il ricordo delle vite.
      Kat, non essagerare… 🙂

  12. dicembre 16, 2013 alle 10:44 pm

    Si vorrebbe davvero tentare di risolvere situazioni improvvise che invece cominciano ad essere di abitudine anche per le nostre reazioni. A volte certe scene o proiezioni sembrano quelle di uno specchio a riflessione rimandata, a breve o lungo termine, e il primo brivido che ci percorre è egoistico, ma se ne viene uno subito dopo intriso di adeguata “compassione”, con la voglia di capire, e di poter aiutare in via concreta, ma anche con una sola parola, allora si intercetta la ripresa possibile. Purtroppo la maggioranza degli epuloni continua a voltare le spalle… convinta di essere inattaccabile.
    Anche contro sé stessa…
    Grazie per aver messo in luce questo argomento tremendamente attuale …
    Raymond

    • dicembre 19, 2013 alle 9:24 am

      Raymond,
      credo che in certi casi dare aiuto sia più difficile di quanto si possa pensare. In un caso come quello descritto si rischia di ferire le persone, la loro dignità, la loro ‘privacy’ (intesa come diritto di starcene in pace). A volte è più semplice aiutare le associazioni che a loro volta forniscono aiuti a queste persone.
      Voltare le spalle è deplorevole, e poco intelligente.
      Grazie a te.

  13. dicembre 19, 2013 alle 6:14 pm

    Dodo, è sempre un piacere leggerti, te lo dico tutte le volte a costo di diventare pedante e noiosa. Quello che hai scritto è purtroppo una realtà che viviamo in tanti; io stessa ho visto persone rovistare nei cassonetti e senza il favore delle tenebre o della nebbia, il che la dice lunga sul livello di disperazione che ti porta anche a non “vergognarti” in pieno giorno.
    Voglio anch’io illudermi. Illudermi “che possano sorridere su una pista da ballo, volteggiare nella serenità di un valzer lento”: è un’immagine forse utopica ma dolcissima. Ciao. Marilena

  14. dicembre 22, 2013 alle 12:05 pm

    Marilena,
    scusa per il ritardo nella risposta: il tuo commento era finito in moderazione e non me ne ero accorto.
    A proteggere quella signora c’era la notte e la nebbia ma, è vero, si comincia a vederne anche in pieno giorno. E sempre di più. E temo che non sia finita qui. Il valzer lento? Lo immagino come leggerezza, serenità dopo la sofferenza, un po’ di calore dopo un inverno. Forse semplicemente la speranza di poter fare qualcosa.
    Ti ringrazio, Marilena.

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